Chirurgia parodontale: cos’è e quando è bene richiederla

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Quali sono i benefici della chirurgia parodontale?

Quando parliamo di chirurgia parodontale, ci riferiamo ad un intervento mirato a correggere i disturbi prodotti da patologie legate al parodonto.
Fortunatamente in molti casi si  può evitare l’intervento, riuscendo ugualmente a contrastare il processo di sanguinamento e infiammazione dei tessuti.

Quando è necessario richiedere la chirurgia parodontale?

Per il recupero o il mantenimento del parodonto (osso alveolare, legamento parodontale e gengive) lo specialista normalmente procede con terapie e rimozioni manuali.
In alcuni casi anche grazie a degli appositi laser, viene eliminato il tartaro che si è accumulato sopra le gengive.
Vengono inoltre ripulite le tasche parodontali riducendone la profondità.
In questi spazi infatti, i batteri se lasciati incontrastati, si annidano e progrediscono (nel caso di tasche più profonde più di 5mm è alto il rischio di infezione).

Per i pazienti in cui le terapie e o le precedenti attività non sono sufficienti, si considera l’intervento chirurgico.
Sebbene si tratti di un’operazione comune e indolore, la chirurgia parodontale viene considerata come ultima soluzione e dopo accurati esami radiografici.

Quali sono le tipologie di chirurgia parodontale?

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Chirurgia parodontale rigenerativa

Consiste nella ricostruzione del tessuto osseo e gengivale che è andato perso a seguito di parodontite o di altri processi patologici.
Prevede la rimozione dell’infezione e la rigenerazione dei tessuti che sostengono il dente.
In queste particolari operazioni, vengono impiegati materiali di alta tecnologia quali gli ossi sintetici (bio materiali) e le membrane (separatori di tessuti).
Queste ultime impediscono alle cellule gengivali di colonizzare i difetti ossei; permettendo così la rigenerazione dei tessuti di sostegno.
Si tratta di un progresso tecnologico da non poco: grazie ai nuovi bio materiali, è possibile la neoformazione e la rigenerazione del tessuto osseo, garantendo al tempo stesso la stabilità dei denti.
In passato, fino agli anni ’90 per queste operazioni veniva usato l’osso autologo, cioè prelevato dal paziente stesso in distretti orali o extraorali (anca, tibia, teca cranica).
In situazioni eccezionali in cui è necessario tessuto osseo naturale, esistono delle banche di tessuti che mettono a disposizione tessuti ossei omologhi, adeguatamente selezionati e trattati.

Chirurgia parodontale resettiva

Sfruttata nei casi in cui gengiviti, infezioni e infiammazioni hanno causato la formazione di tasche e il riassorbimento del tessuto osseo.
Grazie alla chirurgia parodontale resettiva si può ripristinare e uniformare l’altezza ossea, andando a rimuovere le irregolarità create, fonte di accumulo di placca.
Le superfici dell’osso danneggiate vengono infatti levigate, per evitare che i batteri possano nuovamente proliferare.
Tra gli interventi più frequenti: carie in stadio avanzato, presenti al di sotto del margine gengivale. Il margine in questo viene ripulito dai batteri e sigillato, scampando infiammazioni gengivali croniche.

Come si procede con l’operazione chirurgica?

Il termine può evocare immagini non piacevoli ma in realtà si tratta di un intervento indolore, che non comporta traumi ed è eseguito in ambulatorio.
Per i giorni successivi, il dentista prescriverà antidolorifici ed un’alimentazione non solida.
Successivamente basterà affidarsi a cliniche specializzate in grado di monitorare la corretta guarigione della ferita e rimuovere eventuali depositi di batteri.

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